Siamo proprio sicuri di ascoltare i nostri ragazzi? Quante volte accade di essere distratti da altro quando loro parlano, magari perchè si è indaffarati o si sta cucinando o ancora ci si è appena fermati un momento e si sente il bisogno di staccare la spina. Spesso si SENTE cosa hanno da dirci ma con scarsa empatia. Che significa essere empatici? Vuol dire mettersi nei panni dell’altro, il termine deriva dal greco “en” che vuol dire “dentro” e “pathos” che significa “sofferenza o ciò che si sente”, pertanto il significato di empatia è provare dentro di sè la sofferenza dell’altro. E’ qualcosa di molto profondo che implica una grande attenzione a 360 gradi, non solo stare attenti alle parole pronunciate dall’altro ma essere sintonizzati con le emozioni dell’altro, cogliere tutti gli aspetti non verbali della comunicazione del nostro interlocutore. Se è un adolescente l’impegno è ancor più arduo, in alcuni casi può capitare di non essere sintonizzati con loro, di non cogliere fino in fondo i loro messaggi.

Quando il ragazzo ha un Disturbo Specifico di Apprendimento spesso il discorso non ha linearità, appare confuso semplicemente perchè salta velocemente di contenuto in contenuto senza seguire un filo conduttore, che esiste ma è nella sua testa, ed è difficile coglierlo senza fare ordine; alcune volte l’obiettivo della comunicazione non viene colto. Il risultato possibile è che il vissuto principale del ragazzo sia legato al “non” sentirsi capito e accolto, può a lungo andare anche portare ad una chiusura. A volte i ragazzi vengono in terapia dicendo “ho provato a spiegarmi ma non mi capiscono e quindi non ci provo più, non ne vale la pena”.

Carl Rogers, psicoterapueta americano, con il suo approccio centrato sulla persona è uno dei primi ad aver parlato di empatia e ha posto l’accento sull’importanza dell’esperienza d’ascolto, importantissima non solo nelle esperienze professionali ma anche in quelle personali come uno dei nutrimenti più importanti del nostro essere al mondo. Essere empatici con i ragazzi implica un sentimento benevolo privo di giudizio, ascoltare significa non criticare e non innervosirsi ma stare “con”. 

Il mio consiglio autentico è ascoltare con le orecchie, con gli occhi e con il cuore.

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