La bassa autostima è una delle caratteristiche più frequenti dei ragazzi DSA, è importante soffermarsi sulle sue potenziali conseguenze. Spesso quando si sente parlare di Disturbi specifici di apprendimento ci si limita ad evidenziare quali sono le “carenze” dei i ragazzi dislessici, disgrafici, disortografici o discalculici. Il sistema scolastico li aiuta con l’utilizzo di strumenti dispensativi e/o compensativi ma sono pochi gli insegnanti veramente preparati a gestire le difficoltà di questi ragazzi. Spesso sono alunni che portano con sè un grande fardello sulle spalle, fatto di un apprendimento più lento, più complesso, fatica estenuante per raggiungere gli stessi risultati dei compagni di classe, atteggiamento di derisione da parte di compagni che considerano le loro agevolazioni come delle regalie concesse dagli insegnanti. Non è facile rendersi conto che questi ragazzi, senza alcuni ausili, comincerebbero una gara di velocità con 50 metri di svantaggio e quindi inevitabilmente arriverebbero molto dopo gli altri. Quando un bambino cresce sentendosi un po’ “diverso”, magari perché usa il tablet in classe o perché ha diritto ad un tempo aggiuntivo in una prova comune, accumula dentro sé una serie di bollini negativi che lo portano a pensare di “non farcela” e a pensare di “non valere” compromettendo la sua autostima.

Quindi a quelle difficoltà scolastiche si possono associare problemi di natura emotiva e comportamentale.

Diversi studi (Heyman, 1990) hanno evidenziato come la bassa autostima possa essere un fattore di rischio per la depressione. La diminuzione dell’autostima, di questi alunni, sembra legata alla duplice difficoltà relativa alle competenze scolastiche e ai problemi di accettazione dei compagni (Martinez&Semrud-Clikeman, 2004). Se il sé percepito da una persona non raggiunge il livello del sé ideale, secondo James, verrà sperimentata una bassa autostima ed è proprio questo quello che spesso accade ai ragazzi DSA.

Lavorare sin dall’adolescenza per aiutarli a credere in se stessi è fondamentale per permettergli di vivere al meglio questo difficile momento evolutivo.

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