Sei atratto dalla cioccolata e non sai perché? La cioccolata stimola il rilascio di endorfine che sono definiti gli ormoni del “buonumore”. Quando si mangia cioccolata, in particolare, vi è una produzione di serotonina che è un neurostrasmettitore fondamentale per il nostro benessere psico-fisico e per questo ha la capacità di renderci felici.

In realtà mangiare cioccolato incarna un’esperienza sensoriale completa, sazia la fame degli occhi che sviluppiamo guardando il colore, la consistenza di una tavoletta di cioccolata o meglio ancora di un dolce che la contiene. Sazia la fame sensoriale al tatto, quando la prendiamo in mano e la spezziamo e ancora all’olfatto con il suo profumo caratteristico. Sembra una combinazione eccezionale di tutto ciò che più ci piace: sapore, aroma, profumo, consistenza.

Il cioccolato è anche definito un antidepressivo naturale, dopo la sua assunzione si ha infatti una sorta di appagamento.  In alcuni casi il desiderio di assunzione cresce al punto in cui il desiderio diventa una vera e proprio necessità che può spingere verso la ricerca spasmodica di una gratificazione immediata. In termini tecnici si chiama “effetto craving” che è un desiderio impulsivo/compulsivo verso un oggetto o un comportamento gratificante. Esattamente al pari di altro genere di dipendenze come ad esempio il gioco d’azzardo. Cambia l’oggetto della gratificazione ma non il comportamento impulsivo che spinge l’individuo a cercarlo.

Spesso non è chiaro il limite tra un desiderio e un desiderio irrefrenabile, sono certa che le competenze adulte presenti in ciascuno aiutino a fare chiarezza ed eventualmente a scorgere la necessità di prendersi cura degli aspetti emotivi che sono nascosti dietro la voglia eccessiva di cioccolato.

E’ molto diffusa la voglia di tuffarsi sul cibo quando si è annoiati, quando ci si sente un po’ giù di tono o ancora quando ci si sente in ansia. Spesso il cibo è un modo per colmare un vuoto, per appagare una sensazione di malessere o per sentirsi, almeno temporaneamente, felici.

Cogliere cosa c’è sotto è un tesoro prezioso che permette di stare con i propri bisogni, con quello che è mancato e che si cerca. Si tende molte volte a coprire le reali necessità con un coperchio ben saldo, quasi ermetico, che non permette di guardare oltre. Solo scoprendo quello strato nascosto si riesce a trovare le risposte necessarie per lo sviluppo della propria autonomia, intimità e responsabilità.

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